È partito il nuovo servizio di protesica personalizzata per la spalla in Habilita Villa Igea, la casa di cura di Acqui Terme (AL). Alla guida del progetto c’è il Dr. Giovanni Caione, responsabile del Raggruppamento di Ortopedia e Chirurgia e coordinatore dell’Equipe di Chirurgia di Spalla e Gomito.
Il presidio piemontese è da diversi anni il primo centro italiano per numero di interventi eseguiti sulla spalla e rappresenta una vera e propria eccellenza in questo campo. Ora, grazie a questo nuovo progetto, siamo di fronte ad un vero e proprio cambio di paradigma: si passa infatti dall’utilizzo di impianti realizzati in serie che impongono di adattare l’osso del paziente a ricevere l’impianto ad un approccio personalizzato. L’utilizzo delle protesi personalizzate infatti prevede la produzione ex novo di protesi che si adattano alle condizioni morfologiche specifiche del singolo paziente.
«L’idea della personalizzazione delle protesi – spiega il Dr. Caione – è nata dall’esigenza di trovare una soluzione efficace e di qualità quando si effettuano interventi di chirurgia protesica (soprattutto quando si tratta di interventi di revisione) poiché spesso ci troviamo di fronte a grosse difficoltà o addirittura di impossibilità nell’effettuare un nuovo impianto a causa della esiguità del patrimonio osseo residuo e della ridotta qualità ossea su cui poi poter lavorare per impiantare una nuova protesi».
Su che cosa si basa questa importante evoluzione in ambito protesico?
«Questo tipo di tecnologia che si basa sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale e delle nuove stampanti 3D in titanio, permettendo di avere a disposizione in poco tempo, grazie ad un semplice esame TAC, una protesi costruita ad hoc per le esigenze del paziente».
Ci saranno degli esami in più a cui il paziente dovrà sottoporsi?
«No, non ci saranno esami in più da fare perché vengono eseguiti i normali esami preoperatori tra cui una TAC che, nel nostro caso, deve essere effettuata con delle caratteristiche particolari, però per il paziente non cambia assolutamente nulla.
Quanto tempo è necessario per tornare al completo recupero della mobilità?
«È un parametro che varia da soggetto a soggetto, ma indicativamente, se parliamo ad esempio di uno sportivo, direi che nel giro di tre mesi dall’intervento si può tornare a fare sport ad alto livello».
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