Nuovo ambulatorio di psicologia

Attivo nel Poliambulatorio di Osio Sotto

In Habilita Poliambulatorio di Osio Sotto è stato attivato il nuovo ambulatorio di Psicologia. Sarà presente la dottoressa Eleonora Iellici, psicologa e neuropsicologa. L’abbiamo incontrata per capire meglio come si articola questo servizio. “Come psicologa e neuropsicologa – spiega la Dott.ssa Iellici – io mi occupo principalmente di due aree di intervento. Da una parte cerco di aiutare le persone che hanno avuto un grave incidente come un trauma cranico, un ictus, un’emorragia celebrale o che hanno un declino cognitivo (come nel caso dell’Alzheimer) e quindi hanno difficoltà nel parlare e nel ricordare o, più in generale, hanno difficoltà a orientarsi nell’attività di tutti i giorni. In questi casi l’intervento inizia con una valutazione neuropsicologica grazie alla quale è possibile elaborare un progetto o un intervento personalizzato che mira al recupero totale (o parziale) dell’attività, oppure, nel caso delle demenze, a un rallentamento del declino cognitivo. Oltre a questo, mi occupo di terapia in senso classico, quindi fornisco supporto psicologico. In questo settore la mia attenzione è rivolta soprattutto ai familiari e ai caregiver dei pazienti con delle condizioni invalidanti come l’Alzheimer, un ictus o un’emorragia, vale a dire le condizioni di cui ci occupiamo anche a livello neuroriabilitativo”.

Che rapporto si crea solitamente tra un paziente e la persona che se ne prende cura?

Spesso tra i parenti e i caregiver si instaura un rapporto di irritabilità reciproca. Gli equilibri familiari vengono modificati in modo sostanziale: il familiare non è più soltanto il marito o la moglie, il papà o il figlio, ma diventa anche la persona che si prende cura dell’altro. In questo caso lo specialista ha il compito di mediare la situazione cercando di intervenire nel momento in cui questa irritabilità diventa eccessiva tra le varie parti in gioco.

Il lockdown ha influito su alcune tipologie di rapporto?

Le situazioni che abbiamo vissuto negli ultimi due anni hanno indubbiamente inasprito certe situazioni già tese. Prima del lockdown erano presenti alcuni servizi importanti come i centri diurni in cui il paziente ricavava un beneficio perché veniva stimolato restando a contatto con altre persone. In questo contesto anche il familiare aveva quella che potremmo definire come una “valvola di sfogo”, ovvero aveva la possibilità di ritagliarsi del tempo per sé stesso. Questi equilibri con il lockdown sono andati persi.

Cosa si rischia se non si interviene precocemente?

Se non si interviene precocemente si arriva a conflitti che vanno progressivamente aumentando e portano malcontento da entrambe le parti, soprattutto per il caregiver che vive una specie di lotta. Mi spiego. Da un lato vuole aiutare la persona malata, ma dall’altra parte fatica a trattenere le emozioni di frustrazione. Si può rischiare addirittura una situazione di “bornout da caregiver”: ricordo che fare il caregiver può essere considerato un lavoro a tutti gli effetti e quindi si può rischiare di arrivare ad uno stress eccessivo che poi si ripercuote anche sul paziente. Se non è tranquillo il parente, anche il paziente ne risente.

Si occupa anche di altri aspetti nel suo ambulatorio?

Sì, mi occupo anche di seguire persone che hanno difficoltà emotivo-relazionali più comuni come l’ansia, attacchi di panico, stress o depressione. Oppure persone che, anche se non hanno delle problematiche cliniche vere e proprie sono semplicemente interessate a intraprendere un percorso di conoscenza di sé e di crescita personale.

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