La riabilitazione per pazienti post Covid e non

Il Dr. Giovanni Taveggia spiega l’importanza di un percorso multidisciplinare.

Habilita Ospedale Faccanoni di Sarnico è specializzato nell’attività di riabilitazione. In questo particolare periodo il percorso riabilitativo assume un significato importante per chi si è ammalato di Covid e, una volta guarito, resta ancora segnato in modo importante dall’infezione. Abbiamo chiesto al Dr. Giovanni Taveggia, direttore sanitario di Habilita Sarnico, di spiegarci l’importanza della riabilitazione per gli esiti nei pazienti che hanno avuto il Covid. «Dopo la malattia acuta da Covid, nei pazienti che hanno avuta un’insufficienza respiratoria grave, ci possono essere degli esiti. Questi – spiega il Dr. Taveggia – vengono anche definiti “Long Covid”. Si tratta di una sindrome caratterizzata da esiti che possono essere sia di tipo respiratorio che neuromotorio e, in un 50% dei casi, possono verificarsi ricadute che provocano un disagio psichico importante».

Come possono manifestarsi gli esiti nei pazienti post Covid?

«La riabilitazione non termina nella fase post acuta, ma continua anche sul lungo periodo perché questi esiti possono essere estremamente prolungati nel tempo. Ciò che noi vediamo è che il distress respiratorio e la clearance respiratoria possono essere compromessi, ma ci possono anche essere delle vere e proprie lesioni nervose periferiche per danno assonale importante. I nervi smettono quindi di condurre il loro segnale e a livello funzionale si percepisce una situazione molto simile a quella delle paralisi flaccide, come accade nelle lesioni nervose periferiche. Ci sono poi tutti i disagi dal punto di vista psicologico che devono essere individuati e accompagnati con un’adeguata terapia. Parliamo quindi di pazienti con una disabilità di tipo grave e complesso che richiedono un approccio intensivo e multidisciplinare».

A Sarnico vengono seguite però anche pazienti con necessità riabilitative che non hanno fatto il Covid.

«La grande sfida, oltre che occuparsi dei pazienti Covid, è quella di continuare a trattare i pazienti non Covid che presentano disabilità importanti, che hanno avuto dei traumi, degli stroke o, più in generale, degli esiti importanti dal punto di vista neurologico e neuromotorio. Noi dobbiamo continuare a garantire loro un percorso di continuità dal punto di vista terapeutico e neuroriabilitativo. Il compito di ospedali come il nostro ad alta specializzazione è di mantenere comunque aperta la possibilità di un trattamento intensivo anche per quei pazienti che il Covid non l’hanno avuto».

Oltre che in convenzione con SSN, le prestazioni riabilitative possono essere prenotate anche privatamente?

«Da sempre i pazienti scelgono da chi farsi curare e quando farsi curare: è una scelta. La nostra offerta è estremamente varia. Tra le offerte che proponiamo ce ne sono anche in solvenza che possono rivelarsi utili per accorciare i tempi d’attesa e per rendere più vicino il servizio ambulatoriale ai pazienti che richiedono questo tipo di prestazione».

In Habilita la tecnologia applicata alla riabilitazione ha sempre giocato un ruolo di primo piano. Quanto è importante il connubio tecnologia-professionista in riabilitazione?

«La tecnologia ci offre una grandissima opportunità sulla strategia terapeutica, ma l’approccio deve essere empatico: un approccio in cui si stabilisce un rapporto di fiducia fra il paziente e gli operatori della riabilitazione a partire dal medico che è quello che prende l’avvio attraverso il progetto riabilitativo. Quindi la riabilitazione è sicuramente un percorso che prevede una diretta partecipazione da parte del paziente, un coinvolgimento emotivo e motivazionale da parte del paziente».

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