Il nutrizionista per il miglior piano alimentare

In Habilita Sport Medicine il nuovo centro medico di riabilitazione ortopedica e sportiva all’interno del Gewiss Stadium di Bergamo, oltre a medici specializzati e a fisioterapisti ci sono altre figure fondamentali per un recupero della condizione fisica, specialmente quando parliamo di sportivi. Tra queste c’è il nutrizionista. Abbiamo chiesto al Dott. Ivan Francipelli in che modo il nutrizionista interviene in modo efficace nel piano di allenamento di uno sportivo. «Il biologo nutrizionista, specializzato in ambito sportivo, ha il compito di assicurare la miglior composizione corporea possibile per ogni atleta attraverso l’utilizzo di strumenti specifici come l’anamnesi, le misurazioni e i piani alimentari, studiati in considerazione della periodizzazione dell’allenamento, quindi a partire dalle fasi di carico fino alle fasi di tapering pre-gara».

 

Lavorare a stretto contatto con altre figure specialistiche, come medici, e fisioterapisti permette di coordinare meglio il lavoro?

 

«Sì. In Habilita Sport Medicine ci sono diversi professionisti con cui si lavora a stretto contatto e questo aspetto permette di ottimizzare anche il lavoro relativo alla parte nutrizionale per raggiungere l’obiettivo prestabilito. Quindi parliamo di un lavoro in team con medici, preparatori atletici, fisioterapisti, osteopati e altre figure che aiutano a ottimizzare il percorso in ogni suo aspetto».

 

Quanto è importante, oggi, anche nel settore dello sport amatoriale, affidarsi sempre a dei professionisti?

 

«È un aspetto fondamentale. Nonostante sia cresciuta la consapevolezza e la competenza di chi pratica sport, vengono spesso commessi ancora molti errori. Il compito del nutrizionista, come anche quello delle altre figure professionali, è quello di ridurre al minimo questi errori, cercando di indirizzare l’atleta nel giusto percorso, senza avere conseguenze negative. Parlo, ad esempio, degli infortuni provocati da informazioni errate o incomplete e gestioni non corrette. Qui in Habilita si cerca proprio di lavorare in sinergia e con un obiettivo condiviso. Nel caso di infortuni esistono dei protocolli specifici per accompagnare l’atleta con la riabilitazione a superare l’infortunio, senza subire particolari stress».

 

L’aspetto nutrizionale oggi quanto conta per il raggiungimento di determinate performance?

 

«L’aspetto nutrizionale è molto importante perché l’alimentazione è il carburante dell’atleta. C’è da dire, però, che il discorso legato a ciò che si mangia non deve essere stressante, non deve rappresentare un impegno proibitivo, va invece costruito su misura sull’atleta, perché ognuno di noi ha delle esigenze particolari, delle abitudini specifiche e dei gusti alimentari personali».

 

Come si svolge la valutazione nutrizionale che viene svolta in Habilita Sport Medicine?

 

«Si inizia con un’anamnesi nutrizionale dove vengono indagati tutti gli aspetti importanti quali la tipologia di sport praticato, la frequenza e l’intensità dell’attività fisica, le abitudini e le preferenze alimentari. In seguito, viene effettuata una misurazione della composizione corporea tramite tecniche di misurazione quali la bioimpedenziometria che permette di ottenere diversi parametri utili alla costruzione di un piano alimentare su misura, focalizzato al raggiungimento dell’obiettivo prestabilito».

 

Ci sono diete particolarmente efficaci?

 

«No, non ci sono diete miracolose. Il segreto è trovare un’alimentazione equilibrata e molto varia, che abbia tutti i macro e micronutrienti, senza dover escludere alcun alimento: questo è un errore abbastanza comune che purtroppo in un atleta può fare una grande differenza».

 

Oggi si parla sempre più spesso di digiuno intermittente come modo per perdere peso in maniera naturale: è un sistema che consiglia?

 

«Il digiuno intermittente può portare dei benefici a livello di salute generale. Più complesso, invece, poterlo traslare sull’atleta. Dal mio punto di vista il digiuno a intermittenza non ottimizza la massa corporea e pertanto, per migliorare quest’ultima, cerco sempre di capire quale possa essere la strategia corretta per ogni soggetto, dato che siamo tutti diversi. Inoltre, ritengo che il digiuno intermittente sia una pratica che può generare stress, mentre il mio approccio mira a diminuire proprio questo aspetto. Eccessivo stress può avere un forte impatto sia sulla mente che sul corpo e nello specifico sulla massa corporea di un atleta».

 

Quindi anche dal punto di vista nutrizionale l’aspetto mentale è fondamentale?

 

«Sì, è l’aspetto più importante, perché coordina qualsiasi altra cosa. La serenità di un atleta è la parte più importante. Avere diversi professionisti in un unico posto che lavorano tra di loro permette a un atleta di potersi concentrare esclusivamente sull’allenamento e a non preoccuparsi troppo di altri aspetti come l’alimentazione che è una parte fondamentale per il raggiungimento della performance ma che al contempo può generare stress».

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