LA SINDROME DEL TUNNEL CARPALE

lunedì 13 gennaio 2020

Info per il pubblico

Fastidiosa, dolorosa e in grado di condizionare negativamente l’attività quotidiana. Stiamo parlando della sindrome del tunnel carpale, un problema che oggi colpisce diversi soggetti. In Habilita Poliambulatorio San Marco a Bergamo, in piazza della Repubblica 10, è presente la dottoressa Alessandra Scalese, specialista in ortopedia. A lei abbiamo chiesto di spiegare in modo più approfondito in che cosa consista questa particolare patologia.

“Formicolio e dolore, soprattutto notturno, – spiega la dottoressa Scalese – sono i sintomi più frequenti della sindrome del tunnel carpale. Per sindrome del tunnel carpale si intende un insieme di sintomi dovuti alla compressione di un nervo, il nervo mediano, al suo passaggio al polso”.

Quali sono i soggetti che sono più a rischio?

La sindrome del tunnel carpale colpisce più frequentemente donne, può essere monolaterale e riguardare soprattutto l’arto dominante, ma può anche presentarsi bilateralmente.

Cosa succede al nervo mediano?

A livello del polso il nervo mediano attraversa, insieme ai tendini flessori, un canale osteofibroso paragonabile a un contenitore incomprimibile: quando il contenuto di tale contenitore aumenta di dimensioni, ad esempio per una infiammazione dei tendini flessori o per una neoformazione, oppure quando diminuisce il volume di tale contenitore, il nervo mediano può risultare compresso. Tale compressione nervosa può determinare una sintomatologia costituita da formicolio e dolore alla mano interessata, soprattutto durante il riposo notturno, deficit progressivo di sensibilità a livello delle prime 3 dita e metà del quarto dito e una riduzione della forza.

Come viene effettuala la diagnosi?

La diagnosi prevede un’attenta valutazione dei sintomi riferiti dal paziente, un esame clinico accurato per valutare l’eventuale deficit di sensibilità presente, il deficit di forza e l’esecuzione di alcuni test specifici per identificare con certezza che si tratti di sindrome del tunnel carpale.

Esistono degli esami specifici per la diagnosi?

Tra gli accertamenti utili per completare la diagnosi ricordiamo l’elettromiografia: un esame che permette di valutare il grado di compressione del nervo e la sua corretta localizzazione. Tale esame risulta utile anche nel differenziare una eventuale sintomatologia legata al tunnel carpale da quella legata ad una compressione delle radici nervose a livello cervicale. In alcuni casi può rendersi utile anche l’esecuzione di una ecografia nel caso si sospetti uno stato infiammatorio dei flessori o una neoformazione a livello del canale carpale».

Dopo aver identificato la patologia, come si procede?

Una volta posta diagnosi di tunnel carpale, il trattamento può essere chirurgico o conservativo. Nei casi di compressione iniziale, con una lieve sofferenza del nervo mediano il trattamento può essere conservativo, quindi, prevedere terapie fisiche associate all’assunzione di integratori, utili a migliorare l’attività del nervo stesso. In presenza di uno stato infiammatorio tendineo dei flessori può essere utile l’assunzione di terapia cortisonica associata, anche in questo caso, a terapie fisiche. Nei casi, invece, di compressione più avanzata la soluzione può essere chirurgica ed è rappresentata dall’apertura del canale carpale. L’intervento viene oggi eseguito in anestesia locale, in regime ambulatoriale.

Dopo quanto tempo si può riprendere l’attività quotidiana senza fastidi?

La ripresa delle attività quotidiane può avvenire dopo circa dieci o quindici giorni dall’intervento.